
Nel 2025 cresce il numero di donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza del Coordinamento, mentre le risorse rimangono insufficienti. Le Case rifugio in alcune province sono poche e scarsamente finanziate e in alcuni territori della Regione, può accadere che le donne vengano ospitate temporaneamente in strutture alberghiere, isolate e senza una relazione costante con un centro antiviolenza. Situazioni che possono comportare rischi per la loro sicurezza e quella dei figli.
La centralità del lavoro del Centro antiviolenza nell’accoglienza delle donne e la costruzione dei loro progetti di autonomia nel rispetto del principio di autodeterminazione, viene sottovalutata dalle istituzioni che non ne valorizzano l’importanza. I percorsi legali, il sostegno psicologico, l’elaborazione della violenza, l’empowerment delle donne, riguardano un insieme di interventi svolti al Centro antiviolenza dove le operatrici accompagnano a 360 gradi tutte le donne accolte. Le istituzioni mantengono un approccio
emergenziale alla violenza e pensano a soluzioni tempestive e alla protezione immediata nelle strutture senza considerare che le donne devono riprogettare il proprio futuro. Si tratta di un interventi complessi realizzati dal Centro antiviolenza che necessitano di maggiori risorse finanziarie. Un lavoro che viene svolto dalle operatrici con tutte le donne accolte, sia che scelgano di entrare in una casa rifugio oppure no.
Le criticità non finiscono qui. Persiste il rischio di vittimizzazione istituzionale. La ricerca La risposta della giustizia familiare agli abusi domestici di Shazia Choudry mostra inoltre come nel sistema giudiziario permangano diffidenza verso le denunce delle donne e contatti forzati tra bambini e genitori violenti. Laica Montanari, presidente del Coordinamento, dichiara: “La violenza si combatte investendo nelle autonomie femminili, non con l’assistenzialismo. Senza formazione, risorse e cambiamento culturale, i femminicidi non diminuiranno. Non è un destino inevitabile, è frutto di scelte politiche.” I femminicidi di Pamela Genini e Jessica Strapazzollo confermano l’urgenza di formazione per personale sanitario, forze dell’ordine e servizi territoriali, oltre al rafforzamento dei dispositivi di protezione, come i braccialetti elettronici.
Il Coordinamento ribadisce che i Centri Antiviolenza sono presìdi indispensabili per la libertà e la sicurezza delle donne, grazie a un approccio femminista e politico che punta alle cause strutturali della violenza.




