Servizi

Sono diverse le forme di violenza che ogni Donna può purtroppo subire nel corso della propria vita. Non importa l’età, la provenienza, l’estrazione sociale o la cultura, ognuna di noi può talvolta essere vittima di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica o anche di stalking e mobbing.
A Linea Rosa cerchiamo di sostenere le Donne vittime di violenza, aiutandole ad affrontare i loro disagi con consigli e protocolli personalizzati.

Centro antiviolenza Ravenna - Servizi

I nostri servizi per te:

ACCOGLIENZA

Se hai finalmente deciso di dire “Basta!” a una relazione violenta, le paure per eventuali reazioni negative da parte del tuo partner sono più che legittime.

A Linea Rosa possiamo aiutarti:

  • offrendoti un ‘luogo amico’ in cui raccontare la tua storia;
  • informandoti rispetto a tutte le risorse, sia interne all’Associazione sia sul territorio, a cui puoi attingere (Servizi Sociali, Sportello di orientamento al lavoro, Forze dell’ordine, ecc.);
  • predisponendo un piano di sicurezza in caso di grave pericolo (esempio, ospitalità in albergo per alcuni giorni necessari a formulare un progetto di ospitalità in casa rifugio, oppure in altro luogo protetto a seconda della situazione).

OSPITALITÀ

Grazie alle convenzioni stipulate con i Comuni di Ravenna, Cervia e Russi, a Linea Rosa siamo in grado di garantire a te e ai tuoi figli e figlie ospitalità gratuita in case rifugio ad indirizzo segreto/riservato.
Possiamo ospitare anche Donne non residenti in uno dei suddetti Comuni dietro pagamento della retta da parte del territorio di residenza, concordata con i Servizi Sociali.
Le case rifugio sono un luogo sicuro in cui tutte coloro che desiderano intraprendere un percorso di uscita da una situazione di disagio e maltrattamenti possono farlo, grazie al sostegno di operatrici formate, che le aiuteranno ad allontanarsi definitivamente dalla relazione violenta e ritrovare la propria autonomia e indipendenza.
Sono spazi in condivisione con altre Donne nella stessa condizione, dove le nostre operatrici e le nostre volontarie esperte sono presenti quotidianamente, avvalendosi – in caso di bisogno – della collaborazione di psicologhe e psicomotriciste.
Alle Donne ospiti e ai loro figli e alle loro figlie vengono garantiti e forniti alimenti e tutti i beni di prima necessità.

SPORTELLO LAVORO

Il maltrattante esercita il controllo sulla propria partner non lasciandole alcuna autonomia in fatto di denaro, rendendola di fatto dipendente economicamente, senza però garantirle un mantenimento in misura adeguata, o impedendole di lavorare o studiare per rendersi autonoma. Tale comportamento è una forma subdola di maltrattamento, chiamata violenza economica.
Se ne sei vittima, a tuo malgrado, possiamo aiutarti. Il nostro non è solo un ascolto, ma anche un supporto concreto, tramite colloqui di conoscenza e di orientamento, durante i quali ripercorreremo insieme la tua storia lavorativa e cercheremo di capire quale sia il lavoro più adatto a te e al tuo background. Un percorso di importante per poi riuscire a scrivere insieme a te il tuo curriculum vitae e condividere, con te, tutte le fasi della ricerca di un impiego, attivando persino una vera e propria rete con i servizi territoriali (Comune, aziende, centro per l’impiego, agenzie interinali…). Non solo, se lo desideri, ti aiuteremo ad iscriverti a corsi di formazione, corsi trasversali e/o tirocini formativi.

SPORTELLO PSICOLOGICO

La consulenza psicologica offre alle Donne un breve percorso parallelo a quello di accoglienza, attraverso 5 colloqui con la psicologa. Gli elementi essenziali che caratterizzano la presa in carico psicologica delle Donne vittime di violenza sono: l’avvio della costruzione della relazione di fiducia in seduta, setting più flessibile che garantisca un accesso graduale alle memorie traumatiche, riconoscimento delle sue potenzialità. Lo servizio aiuta le Donne ad affrontare momenti complicati del ciclo di vita e riesaminare le situazioni vissute per valutare possibili altre soluzioni utilizzando al meglio le risorse già possedute, oltre a quelle dei sistemi di riferimento. 
Lo Sportello Psicologico rappresenta l’opportunità di ampliare la riflessione affrontando il problema della violenza come problematica sociale, non solo individuale, riducendo così l’isolamento e contrastando sentimenti di vergogna e senso di colpa.

CONSULENZA LEGALE

Dopo avere svolto almeno un colloquio con una delle nostre operatrici, le Donne che lo richiedano possono ottenere un colloquio, gratuito, con le avvocate, consulenti del Centro Antiviolenza, afferente gli strumenti  giuridici che l’ordinamento offre, in ambito sia civile che penale, a contrasto della violenza di genere; intesa come violenza morale, fisica ed economica.
La scelta di adire o meno tali strumenti, come e per il tramite di quale professionista, è sempre libera e spetta esclusivamente alla Donna.

FORMAZIONE

Parlare del grave problema della violenza di genere, informare i cittadini e le cittadine delle possibilità esistenti per affrontare situazioni di disagio, e di come farlo, è per noi importantissimo; un obiettivo che perseguiamo fin dalla nostra nascita, con attività di divulgazione informativa e di promozione del Centro, oltre a momenti di confronto e di formazione specifici.
Ecco perché periodicamente organizziamo corsi di formazione e sensibilizzazione per alunni, insegnanti di scuole di ogni ordine e grado.
​Inoltre nelle nostre attività, coinvolgiamo anche le società sportive e le loro allenatrici e i loro allenatori, in quanto formatrici e formatori responsabili dello sviluppo delle giovani e dei giovani. Il progetto formativo rivolto alle allenatrici e agli allenatori si inserisce nel programma “Fair Play”, che si prefigge di svolgere propaganda per evitare la violenza nelle manifestazioni sportive.
Ciclicamente vengono inoltre organizzati corsi gratuiti per formare nuove volontarie, affinché siano in grado di riconoscere il fenomeno della violenza di genere, in modo da fornire loro strumenti e competenze da adottare nella pratica dell’ascolto alle Donne vittime di soprusi, approfondendo la tematica del maltrattamento e dell’abuso sui minori anche dal punto di vista legale.
 Infine, grazie alla collaborazione con la Consociazione nazionale della Associazioni Infermiere – Infermieri, nella persona della dott.ssa Riccarda Suprani, e il finanziamento della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, negli anni sono stati organizzati diversi momenti formativi, che hanno coinvolto anche AUSL Romagna – dipartimento di Ravenna e l’Associazione CNAI, che opera per limitare il rischio di violenza nei posti di lavoro.
Due gli obiettivi prefissati. Il primo, prevenire e gestire gli atti di violenza a danno degli Operatori Sociali attraverso una formazione incentrata sugli aspetti medico, legali e giuridici, epidemiologici e su percorsi aziendali per l’adozione di adeguate precauzioni, oltre che sulla presentazione di tecniche di autoprotezione professionale per gestire gli assistiti aggressivi e violenti. Il secondo, fornire gli strumenti informativi e pratici ai partecipanti per migliorare la percezione della violenza, per poter accogliere al meglio una Donna maltrattata, mediante la visione del DVD “Basta poco per cambiare” (ideato da Monica Vodarich e girato da Gerardo Lamattina) e la discussione di casi.

 

Dunque, la formazione di Linea Rosa si rivolge a:

  1. Forze dell’Ordine
  2. Servizi sociali
  3. Operatori socio-sanitari
  4. Alunni e insegnanti scuole di ogni ordine e grado
  5. Nuove volontarie
  6. Operatrici dei Centri Antiviolenza
  7. Allenatori di società sportive ed insegnanti di ginnastica

SERVIZI AI MINORI

Nella relazione violenta la Donna non è solo danneggiata sotto l’aspetto fisico, psicologico, emotivo e cognitivo, ma viene colpita anche nel rapporto con la propria figlia e/o il proprio figlio. Critiche ingiustificate e osservazioni offensive da parte dell’autore dell’abuso svalutano la Donna nel proprio ruolo di madre e moglie: “Tu sei la responsabile dell’educazione e non sei in grado di cavartela nemmeno con il bambino”. In questi casi, il sostegno alla maternità diventa dunque importante al fine di rivalutare il ruolo della Donna come soggetto–risorsa. La bambino e il bambino, che vive in un clima violento e subisce violenza diretta o assistita, non sempre è in grado di denunciarlo a parole. Spesso accade che invii segnali o lasci indizi per richiamare l’attenzione e chiedere aiuto, attraverso un comportamento sintomatico. Tuttavia, l’ospitalità con la propria madre in una struttura protetta costituisce nella sua vita un cambiamento che irrompe repentino e con una scarsa preparazione: da un momento all’altro la/il minore si ritrova in un luogo sconosciuto a condividere gli spazi con altre persone.
Si tratta di una vera e propria rottura con il passato, una specie di “terremoto” che può provoca disagi importanti da monitorare.
Da questa riflessione sono scaturiti i progetti Sostegno alla Genitorialità e Ascoltare i/le minori.
Quest’ultimo, in particolare, ha la finalità principale di dare ascolto ed accoglienza alle/ai bambine/i ospiti, mentre il progetto Sostenere la genitorialità quello di lavorare con le madri sulla loro capacità genitoriale, in modo tale da offrire un miglior sostegno alle necessità delle/i loro figlie e figli, incrementando il loro benessere riconoscendo la madre come soggetto attivo e protagonista di scelte. I progetti pur essendo distinti, nella loro aspetto pratico si sovrappongono.

Le aree di intervento sono:

  • Il progetto di osservazione
  • Il sostegno ai compiti
  • Il baby sitting
  • Il sostegno alla genitorialità

Le fasce di età dei minori osservati vanno dalla prima infanzia ai 18 anni. I minori maschi ospitati nelle case rifugio non possono superare i 14 anni. Le osservazioni sulla/sul minore vengono svolte in gruppo o individualmente.
A livello metodologico viene utilizzata l’osservazione dei giochi spontanei e l’arte terapia. Il gioco è la situazione perfetta in cui la bambina o il bambino si esprime a tutti i livelli (corporeo, psico-affettivo, relazionale, creativo, cognitivo). Con l’aiuto di materiali “facilitatori” (teli e foulard di stoffa, pupazzi, giochi da tavola, plastilina) si lasciano le bambine e i bambini agire in libertà, con la supervisione di un adulto come garante della sicurezza.
Molta attenzione è data anche a ciò che riferiscono verbalmente sulle relazioni che hanno con chi è assente fisicamente, ma col quale esiste una relazione affettiva significativa (per esempio il padre dal quale sono separati a causa dell’ospitalità, i nonni o chiunque altro appartenente alla sfera affettiva). Le bambine e i bambini utilizzano l’arte per esprimere i propri sentimenti e le emozioni che non sarebbero altrimenti in grado di verbalizzare. Disegnare, dipingere, modellare, scrivere poesie, fare teatro, musica o raccontare favole può aiutarli a liberarsi delle tensioni e dell’ansia accumulate.
Per le/i minori che frequentano la scuola dell’obbligo diventa importante il sostegno ai compiti, in quanto anche l’osservazione del percorso scolastico offre segnali importanti sul loro eventuale disagio. I momenti di baby sitting sono indirizzati verso giochi di gruppo o attività creative-manuali che si strutturano, comunque, partendo da proposte degli stessi bambini e possono rappresentare momenti di coinvolgimento per tutte/i le/i minori presenti, indipendentemente dall’età (tenendo conto ovviamente del desiderio degli stessi a partecipare).
È anche importante preparare le bambine e i bambini rispetto come sarà la vita nella Casa Rifugio e agli inevitabili cambiamenti a cui andranno incontro rispetto alle loro abitudini, così da cercare di fornire un senso di sicurezza. Offrire la possibilità di esprimere il disagio, il vissuto rispetto alla violenza subita e il loro pensiero rispetto all’ospitalità nelle Case Rifugio, aumenta l’autostima della/del minore abusato o maltrattato, primo importante traguardo verso il superamento delle conseguenze traumatiche che le violenze subite provocano.
Diamo altresì rilievo alla promozione di un ambiente supportivo e accettante all’interno della Casa Rifugio, offrendo ai minori l’opportunità di sostenersi a vicenda e d’imparare nuovi ed efficaci modi per interagire e per comunicare le loro emozioni, i loro pensieri e i loro bisogni, educandoli alla gestione del conflitto.
Il lavoro sulla genitorialità viene svolto con incontro settimanali con la coppia madre-bambina/o in cui si osservano le interazioni, in cui possono vivere situazioni e momenti pensati appositamente per loro, aiutando la madre a lavorare sul “qui ed ora” sulle sue difficoltà interattive con la/il bambina/o, contenendo i dubbi e le ansie nella sua relazione con la/il bambina/o rispetto alla propria capacità genitoriale. Inoltre, attraverso una serie di domande e richieste, di esempi concreti, problem solving, viene riportata l’attenzione della Donna sulla relazione con la/il bambina/o, dove il comportamento, l’atteggiamento e il corpo sono atti della/del bambina/o che hanno un senso. Una valutazione della genitorialità e il recupero delle competenze genitoriali, gli interventi riparativi ed adeguati finalizzati a ristabilire una “sana” relazione con l’adulto, l’ascolto del minore, sono tutte tappe irrinunciabili se si vuole parlare di efficace presa in carico di casi, nonché di prevenzione, anche rispetto agli effetti a lungo termine e alla trasmissione intergenerazionale della violenza.

I Gruppi di Auto Mutuo

Ogni anno l’associazione organizza gruppi di auto e mutuo aiuto con i seguenti obiettivi:

  • Conoscersi di più per vivere meglio un rapporto affettivo
  • Dare nome, forma e movimento alla sofferenza o al disagio
  • Permettere al disagio di essere riconosciuto, accolto, rassicurato e contenuto.
  • Accogliere e stimolare l’espressione delle emozioni.
  • Ricevere solidarietà, incoraggiamento e sostegno.
  • Dare consapevolezza e rinforzo delle proprie risorse e ritrovare un proprio equilibrio fisico ed emotivo.
  • Ricevere informazioni.