La metodologia di intervento sperimentata e consolidata nel corso di questi anni di lavoro ha prodotto risultati positivi ed evolutivi nella vita di migliaia di donne, facendole recuperare dignità, benessere, salute e libertà.
Il modello di lavoro è quello, con i dovuti distingui, che viene praticato in tutti i Centri italiani ed europei, ed ha come caratteristica imprescindibile quella di aver assunto, culturalmente e politicamente, l’ottica di genere nell’approccio al tema.
L’ottica di genere, nel corso degli anni, è stata sottoposta a critiche e rettifiche che l’hanno resa sicuramente più complessa, ma che non ha intaccato la convinzione di base di chi lavora nel Centri e nelle Case, e cioè che è proprio a partire dal riconoscimento del valore di genere che si affronta e si concretizza l’aiuto dato alle donne.
La nostra associazione è organizzata in un Centro Antiviolenza dove si svolgono colloqui (telefonici o personali) attraverso i quali vengono date informazioni, consulenze e sostegno alle donne nel percorso di uscita dalla violenza, garantendo il più assoluto anonimato.
Durante i primi colloqui si cerca innanzitutto di ricostruire la storia della donna; il punto essenziale, infatti, è il racconto della donna e la sua percezione della violenza che sta vivendo.
Rispetto all’esperienza raccontata si analizza insieme la situazione tenendo sempre conto della storia personale e del vissuto di violenza, individuando e componendo i problemi per renderli più accessibili, esaminando con lei le possibilità di azioni anche piccole che le consentono di acquistare maggiore fiducia nella sua capacità di agire. E’ bene comprendere non solo le priorità della donna, ma anche la pericolosità del maltrattatore e le relazioni che la donna ha con la rete familiare.
Il nostro obiettivo è fornire un aiuto che risolva problemi di carattere pratico ma anche e soprattutto instaurare con la donna una relazione che le dia valore attraverso il riconoscimento del suo punto di vista, dei suoi desideri, della sua progettualità.
Il nostro approccio nell’instaurare la relazione con la donna non è tutelante, non è protettivo, e non è di carattere assistenziale. Quando una donna ci parla della violenza vissuta, non siamo interessate a ricostruire un’ipotetica oggettività dei fatti, né a sentire il parere del partner, non svolgiamo consulenze di coppia, né facciamo mediazione familiare.
Il nostro intervento si basa sulla valorizzazione della soggettività di ciascuna donna, sulla ricerca di risorse in sé e intorno a sé e sull’individuazione di un percorso di autonomia. In questo contesto, la relazione tra donne diventa il presupposto per instaurare un processo di cambiamento e per riuscire ad agire un’esistenza propria.
Concretamente, le caratteristiche dell’accoglienza (telefonica e personale) devono tenere conto dei sentimenti contraddittori e delle difficoltà materiali vissute dalle donne e si basa sulla proposta di una relazione di fiducia da parte delle operatrici.
(Monica Vodarich – Vice-presidente di Linea Rosa) |