1995 - L'anno del cambiamento
Ho chiamato quest'anno l'anno del cambiamento ma avrei potuto
anche definirlo l'anno della rinascita.
Vi avevo gia' descritto le mie sensazioni dell'anno 1993 e cioe'
che ci fossero tutti gli elementi per un salto di qualita',
le socie erano pronte c'erano idee e voglia di fare ma mancava
una spinta, una figura che potesse fornire a tutte nuova energia
e che potesse rappresentare tutte noi nei confronti del mondo
esterno verso il quale desideravamo proiettarci.
Anche lo spreco di energie per lavorare a progetti non concordati
insieme, e la frustrazione che ci coglieva quando le nostre
idee una volta sviluppate non venivano in alcun modo portare
avanti, era un grosso problema.
In quel periodo inoltre (anche se a memoria non ho una precisa
collocazione temporale) si iniziava un confronto con altri centri
antiviolenza sul territorio regionale e italiano e da questi
primi incontri si evidenziava la necessita' di rapportarsi con
altre realta' per crescere e formarsi.
Chi inoltre all'interno dell'associazione poteva rappresentarci
verso l'esterno portando avanti le idee collettive ?
Avrete capito che ci serviva una leader, una figura carismatica
che riscuotesse l'approvazione e in rispetto di tutte le socie
ma che al contempo fosse una persona rappresentativa presso
enti locali e altre associazioni femminili.
Non e' facile direte voi, beh, per noi lo fu. Fu facile perche'
avevamo gia' una socia con queste caratteristiche e il cambiamento
alla presidenza fu naturale e indolore.
Alessandra con la quale condividiamo il cammino da allora era
ed e' una persona assolutamente unica.
Alessandra comprese da subito che le priorita' per lo sviluppo
dell'associazione erano nell'ordine l'instaurare un rapporto
di collaborazione con gli enti locali e di conseguenza l'apertura
di una casa rifugio che potesse dare un seguito all'enorme lavoro
svolto dal centro di prima accoglienza.
Non che queste fossero idee originali nel senso che gia' da
tempo erano in discussione all'interno dell'associazione ma
nessuna di noi era stata in grado fino a quel momento di trasformare
la teoria in un progetto concreto anche e soprattutto perche'
questi due obiettivi richiedevano capacita' organizzative e
dedizione assoluta.
Difficile e' coordinare il lavoro di un gruppo ma ancora piu'
difficile e far si che all'esterno si possa apprezzare il lavoro
svolto da questo gruppo e considerarlo qualificato a svolgere
un lavoro in sinergia con le realta' locali.
Alessandra e' riuscita a mio avviso in alcune cose fondamentali
per la crescita dell'associazione e piu' precisamente a farci
innamorare dell'associazione e delle sue potenzialita' , a farci
credere ancora un volta nelle finalita' che a suo tempo avevamo
sottoscritto e a guidarci nel cammino in salita per trasformare
l'idea in realta'.
Io non so ancora quanto questo sia costato ad Alessandra in
termini emotivi e personali perche' questa salita da allora
non e' ancora terminata, perche' ogni volta, ancora oggi lei
riesce a farmi innamorare di una nuova idea, perche' non si
accontenta mai di quanto abbiamo ottenuto e perche' ogni volta
e' la prima a lottare per ottenere sempre di piu' per le donne
che si rivolgono al centro.
Fu alla fine di questo anno che Alessandra, appena eletta Presidente,
decise di partire alla grande.
Si pensava gia' da tempo ad intensificare i rapporti con gli
altri centri antiviolenza e le case rifugio e quindi Alessandra
ci coinvolse in un progetto titanico per le risorse di allora.
Senza soldi e con le risorse umane ridotte al minimo a nessuna
di noi sarebbe venuto in mente di organizzare un Convegno Nazionale
delle case rifugio e dei centri antiviolenza. Alessandra e'
riuscita a promuovere questa iniziativa e grazie al coinvolgimento
di tutti i centri a raccogliere i fondi necessari per l'organizzazione
e per l'ospitalita'.
So che di questo progetto ve ne parlera' lei ma io ci tengo
a dire la mia perche' e' questo che mi e' stato chiesto.
Tecnicamente fu una buona partenza ma io credo che per tutte
noi abbia significato qualcosa di piu'. Quel momento di riconoscimento
pubblico del nostro lavoro, la possibilita' di identificarci
in un cammino comune che si percorreva in tutta Italia, i momenti
speciali e le collaborazioni iniziate in quel momento hanno
dato a tutte noi una nuova consapevolezza sul lavoro ancora
da svolgere ma soprattutto sulla strada che avevamo gia' percorso.
Una specie di trampolino di lancio, un punto di partenza e non
di arrivo.
Onore al merito dunque anche se questo non era che l'inizio,
spumeggiante, alla grande ma solo il principio di quello che
sarebbe dovuto ancora accadere.
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