Per i nostri 10 anni
di Monica Vodarich
(vicepresidente e socia fondatrice dell'associazione)

1995 - L'anno del cambiamento

Ho chiamato quest'anno l'anno del cambiamento ma avrei potuto anche definirlo l'anno della rinascita.
Vi avevo gia' descritto le mie sensazioni dell'anno 1993 e cioe' che ci fossero tutti gli elementi per un salto di qualita', le socie erano pronte c'erano idee e voglia di fare ma mancava una spinta, una figura che potesse fornire a tutte nuova energia e che potesse rappresentare tutte noi nei confronti del mondo esterno verso il quale desideravamo proiettarci.
Anche lo spreco di energie per lavorare a progetti non concordati insieme, e la frustrazione che ci coglieva quando le nostre idee una volta sviluppate non venivano in alcun modo portare avanti, era un grosso problema.
In quel periodo inoltre (anche se a memoria non ho una precisa collocazione temporale) si iniziava un confronto con altri centri antiviolenza sul territorio regionale e italiano e da questi primi incontri si evidenziava la necessita' di rapportarsi con altre realta' per crescere e formarsi.
Chi inoltre all'interno dell'associazione poteva rappresentarci verso l'esterno portando avanti le idee collettive ?
Avrete capito che ci serviva una leader, una figura carismatica che riscuotesse l'approvazione e in rispetto di tutte le socie ma che al contempo fosse una persona rappresentativa presso enti locali e altre associazioni femminili.
Non e' facile direte voi, beh, per noi lo fu. Fu facile perche' avevamo gia' una socia con queste caratteristiche e il cambiamento alla presidenza fu naturale e indolore.
Alessandra con la quale condividiamo il cammino da allora era ed e' una persona assolutamente unica.

Alessandra comprese da subito che le priorita' per lo sviluppo dell'associazione erano nell'ordine l'instaurare un rapporto di collaborazione con gli enti locali e di conseguenza l'apertura di una casa rifugio che potesse dare un seguito all'enorme lavoro svolto dal centro di prima accoglienza.
Non che queste fossero idee originali nel senso che gia' da tempo erano in discussione all'interno dell'associazione ma nessuna di noi era stata in grado fino a quel momento di trasformare la teoria in un progetto concreto anche e soprattutto perche' questi due obiettivi richiedevano capacita' organizzative e dedizione assoluta.
Difficile e' coordinare il lavoro di un gruppo ma ancora piu' difficile e far si che all'esterno si possa apprezzare il lavoro svolto da questo gruppo e considerarlo qualificato a svolgere un lavoro in sinergia con le realta' locali.
Alessandra e' riuscita a mio avviso in alcune cose fondamentali per la crescita dell'associazione e piu' precisamente a farci innamorare dell'associazione e delle sue potenzialita' , a farci credere ancora un volta nelle finalita' che a suo tempo avevamo sottoscritto e a guidarci nel cammino in salita per trasformare l'idea in realta'.
Io non so ancora quanto questo sia costato ad Alessandra in termini emotivi e personali perche' questa salita da allora non e' ancora terminata, perche' ogni volta, ancora oggi lei riesce a farmi innamorare di una nuova idea, perche' non si accontenta mai di quanto abbiamo ottenuto e perche' ogni volta e' la prima a lottare per ottenere sempre di piu' per le donne che si rivolgono al centro.
Fu alla fine di questo anno che Alessandra, appena eletta Presidente, decise di partire alla grande.
Si pensava gia' da tempo ad intensificare i rapporti con gli altri centri antiviolenza e le case rifugio e quindi Alessandra ci coinvolse in un progetto titanico per le risorse di allora.

Senza soldi e con le risorse umane ridotte al minimo a nessuna di noi sarebbe venuto in mente di organizzare un Convegno Nazionale delle case rifugio e dei centri antiviolenza. Alessandra e' riuscita a promuovere questa iniziativa e grazie al coinvolgimento di tutti i centri a raccogliere i fondi necessari per l'organizzazione e per l'ospitalita'.
So che di questo progetto ve ne parlera' lei ma io ci tengo a dire la mia perche' e' questo che mi e' stato chiesto.
Tecnicamente fu una buona partenza ma io credo che per tutte noi abbia significato qualcosa di piu'. Quel momento di riconoscimento pubblico del nostro lavoro, la possibilita' di identificarci in un cammino comune che si percorreva in tutta Italia, i momenti speciali e le collaborazioni iniziate in quel momento hanno dato a tutte noi una nuova consapevolezza sul lavoro ancora da svolgere ma soprattutto sulla strada che avevamo gia' percorso.
Una specie di trampolino di lancio, un punto di partenza e non di arrivo.
Onore al merito dunque anche se questo non era che l'inizio, spumeggiante, alla grande ma solo il principio di quello che sarebbe dovuto ancora accadere.

1997 - Voglia di casa

 
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