1993 - La nascita di nuove iniziative e l'apertura ad altre
realtà
Linea Rosa stava crescendo e avevamo oramai la consapevolezza
che le donne che si rivolgevano al centro erano per lo piu'
vittime di violenza agita all'interno della famiglia.
I problemi che le donne ci sottoponevano erano di due ordini
: uno strettamente psicologico, che richiedeva un percorso lungo
e delicato per decidere come affrontare il problema della violenza
e prendere decisioni che avrebbero significato la rottura del
nucleo familiare, l'altro puramente pratico che riguardava la
ricerca di un lavoro per ottenere un'antonomia economica, il
sostegno di una legale per le pratiche di separazione e affido
dei figli, la ricerca di una nuova casa.
Le donne che si rivolgevano a noi avevano quindi la necessita'
di un progetto piu' ampio che coinvolgesse anche gli enti locali,
i servizi sociali e quant'altro disponibile sul territorio.
Solo con interventi comuni e sinergici si poteva preparare insieme
un vero percorso di uscita dalla violenza che non andasse a
scontrarsi con i problemi pratici creando un blocco insormontabile.
Si viveva quindi questa evoluzione e emergeva la necessita'
di aumentare la visibilita' dell'associazione, evidenziarne
l'importanza e coinvolgere quante piu' persone possibili nella
realizzazione dei progetti.
Nacque quindi l'idea da una socia che ricordo con estremo rispetto
e affetto Laura Baroncelli, all'epoca Vice Presidente dell'associazione,
di una manifestazione, originale e con un significato che andava
oltre alla classica manifestazione per raccogliere fondi.
La manifestazione che esiste ancora oggi coinvolgeva artisti
dell'Emilia Romagna per la realizzazione di uova in legno, dipinte
o realizzate con l'impiego di altri materiali, da esporre e
vendere nel periodo antecedente la pasqua.
Nasce cosi' la manifestazione uova d'arte e durante la mostra
venne regalato come premio per l'impegno sociale un uovo alla
Signora Cristina Mazzavillani Muti.
La manifestazione ebbe un successo superiore alle aspettative
e si decise quindi di inviare parte dei fondi raccolti all'associazione
"Bosnia Herzegovina Women" di Zagabria.
Le donne della Ex Yugoslavia subivano gli orrori della guerra
e questa associazione si occupava di fornire aiuto e sostegno
psicologico alle donne e ai bambini vittime di violenza a prescindere
dalla loro appartenenza politica e religiosa.
Le socie di Linea Rosa si confrontarono quindi con un tipo diverso
di violenza, con una condizione femminile totalmente diversa,
ma con la consapevolezza che l'abuso il maltrattamento e la
violenza sono nel mondo la faccia di una stessa medaglia e per
differenti che siano le origini che la generano va combattuta
sul campo con tutti gli aiuti possibili.
Linea Rosa divise quindi con altre donne il ricavato di una
manifestazione e creo' i presupposti perche' in futuro ogni
anno si potesse contare sull'introito delle Uova d'arte per
crescere e aiutare altre donne a farlo.
Sapendo oggi quello che accadde in seguito vorrei anche dire
che questo inizio di confronto fu la base del desiderio che
si sviluppo' in seguito di un contatto con altre realta' italiane
prima, europee e mondiali poi.
Questo primo approccio con le donne della Bosnia porto' un arricchimento
e nuova linfa che alimento' l'idea di nuovi progetti e si sa
che, una volta inserito il tarlo, lavora nel legno e produce
voragini che vanno infine colmate.
Io in quel momento mi sentivo cosi' : piccola e insignificante
al confronto degli orrori della guerra, ma assetata di conoscere
di approfondire la condizione delle donne in ogni parte del
mondo.
Questa necessita' cresceva in tutte noi mano a mano che ci trovavamo
anche nel nostro piccolo ad affrontare evidenti problemi di
donne di diverse culture e religioni che si rivolgevano alla
nostra associazione.
La crescente immigrazione, l'arrivo delle donne albanesi, l'aumento
di donne africane, i matrimoni misti, ci aprivano gli occhi
su situazioni di violenza familiare che aveva radici diverse
e percorsi totalmente diversi da quelli sperimentati fino a
quel momento.
Si affacciavano inoltre nuove problematiche legate ai disturbi
del comportamento alimentare, anoressia bulimia e obesita' erano
spesso la risposta ad un disagio familiare.
Ricapitolando quindi alla fine del 1993 Linea Rosa era un po'
alla ricerca di se stessa e un po' proiettata verso il mondo,
ansiosa di comunicare e di confrontarsi con altre donne e allo
stesso tempo impegnata a risolvere i propri problemi pratici
e organizzativi. Questo movimento creava per assurdo una situazione
di stallo.
Ricordo con precisione la sensazione di quegli anni, mi sembrava
di aver mille cose da fare ma non sapevo da dove cominciare.
Eravamo cosi', o almeno cosi' io ci ricordo, piene di idee,
di voglia di fare ma senza la capacita' concreta di convogliare
le energie in modo sincronizzato.
Linea Rosa quell'anno disponeva di donne di grande valore ma
non seppe o non era ancora il tempo per incanalarne le forze
in un piu' ampio progetto comune.
Facevamo cose, molte cose, accoglienza telefonica e colloqui,
incontri, convegni, corsi di formazione, di tutto di piu' anche
se non esisteva un vero collegamento fra di noi. Avevamo singolarmente
voglia di fare ma non eravamo ancora diventate un gruppo.
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