Per i nostri 10 anni
di Monica Vodarich
(vicepresidente e socia fondatrice dell'associazione)

1991 - L'idea

Non e' sempre facile dire come nasce un'idea e soprattutto perche' nasce un'idea.
Frugando fra i ricordi direi che quest'idea e' nata da un gruppo di donne che volevano innanzi tutto approfondire il tema della violenza sulle donne, senza una reale consapevolezza ne' dell'esistenza del fenomeno ne tantomeno dell'entita' dello stesso.
Parlare di violenza alle donne nel 1991 non era cosi' facile, ma soprattutto non era facile a Ravenna.
Si, forse qualcuna di noi, piu' di altre era entrata in contatto indirettamente con il fenomeno della violenza, ma, fondamentalmente si pensava a una violenza agita da estranei, una violenza di carattere sessuale, una violenza da "strada".
Ecco quindi che, sulla base di questo principio, risultava difficile collegare questa immagine di violenza metropolitana a una piccola cittadina di provincia.
Sulla base di un progetto promosso dalla Pubblica Assistenza di Ravenna che prevedeva la creazione di un "telefono contro la violenza" al quale denuciare le violenze subite e dal quale ottenere un "ascolto" , si raccolsero con il passaparola le prime adesioni a un corso di formazione per volontarie che avrebbero in seguito risposto al telefono e "ascoltato" le donne che desideravano raccontare la propria storia.

Ricordo quel corso, e ancora oggi lo trovo, seppur con qualche carenza, uno dei corsi meglio organizzati ai quali ho partecipato. In considerazione poi, della totale mancanza di esperienza in merito, devo dire che la qualita' dei relatori e il numero degli incontri era senz'altro sufficiente a formare un gruppo di donne per l'ascolto di altre donne.
Gli argomenti erano dei piu' svariati.
Al termine del corso, ci aspettava una piccola stanza, con due scrivanie, un armadio e il temuto "telefono" . La stanza era all'interno della struttura della Pubblica Assistenza e la cosa, mi dava, personalmente una certa sicurezza.
Questo la dice lunga sul tipo di servizio che credevo di andare a svolgere.
Stupri, violenze fisiche, aggressioni sessuali, questo era il panorama di intervento nel quale molte di noi pensavano di andare ad inserirsi, ecco perche' il fatto di essere vicine ad una struttura di pronto soccorso ci sembrava in quel momento l'ideale.
Su due cose principali ci sbagliavamo : il tipo di utenza che si sarebbe rivolta al nostro centro e la preparazione che si rivelo' da subito insufficente per il tipo di problematiche che si sarebbero presentate.
Un altro punto cruciale sul quale dovemmo confrontarci da subito inoltre fu che cosa volevamo diventare ? Che tipo di gruppo, ente, organismo associazione o altro volevamo essere ?
Si, perche' in quel momento eravamo solo delle donne che condividevano dei pricipi, sognavano di fare qualcosa per le altre donne, volevano intervenire per aiutare le donne vittime di violenza ma non avevamo un'entita' giuridica.
Capimmo che dovevamo fare una scelta anche se quello non era il momento migliore. Stavamo scoprendo ogni giorno cose nuove, cercando di imparare e modificare le nostre metodologie, il confronto era continuo e serrato, i problemi pratici si accavallavano ai quelli teorici e in questo clima dovevamo prendere delle decisioni.

La spinta definitiva verso una direzione venne dalla richiesta della Pubblica assistenza che aveva finanziato il corso, pagava il telefono e ci offriva una sede, di ottenere in cambio le schede delle donne che si rivolgevano a noi e una statistica sul servizio svolto.
Dovevamo quindi decidere : o diventare uno dei tanti servizi offerti dalla Pubblica assistenza oppure diventare noi stesse un'associazione autonoma, indipendente ,con i rischi organizzativi ed economici che comportava questa scelta ma con la consapevolezza di poter in questo modo operare secondo i criteri che ritenevamo piu' giusti.
Questa scelta non fu molto sofferta ma comunque produsse da subito una prima spaccatura, fratture alle quali in seguito ci saremmo abituate, che abbiamo oggi imparato a considerare il prezzo minimo da pagare per portare avanti un concetto, un'idea che puo' non essere universalmente condivisa, ma che in quel momento fu una prova da superare.
Come avrete capito si decise per l'autonomia e al grido di fondiamo un'associazione si decise nell'ordine di preparare uno statuto, organizzare una serata teatrale per raccogliere fondi e una tavola rotonda per presentare la neonata associazione.
Davanti al notaio si presentarono quelle socie che appoggiavano la scelta di una associazione autonoma, io c'ero e c'erano molte altre che ancora oggi lottano per la stessa idea.
Quindi ricapitolando diciamo che eravamo un gruppo, si a quel punto eravamo scritte nero su bianco, dovevamo trovarci una sede, dei mobili, trovare i soldi per pagare una linea telefonica e traslocare piu' presto.
Si sa le scelte di autonomia costano care !

Come prevedibile ma non previsto lo spettacolo frutto' lo ricordo ora come allora seicentomilalire e dire che il cast dello spettacolo era di tutto rispetto e lavoro' completamente gratis, Paolo Rossi e Susy Blady non chiesero nemmeno il rimborso delle spese.
Con quel capitale in cassa e nessun aiuto in vista ci rimaneva una sola strada, l'autofinanziamento e una stanza gratis che sostituisse quella che dovevamo lasciare.
Io che ne avevo la possibilita' offrii letteralmente lo sgabuzzino o magazzino, ingrombro di ogni genere di cose, che era disponibile nell'ufficio nel quale lavoravo.
L'abbiamo vuotato, imbiancato, ci hanno regalato una vecchia scrivania, tre sedie e un telefono ed ecco, con una piccola colletta per l'acquisto di cancelleria, una nuova sede della neonata associazione.
Nel frattempo cominciavano ad arrivare le telefonate ma soprattutto i colloqui personali che si rivelarono da subito il logico passaggio successivo all'approccio telefonico.
Linea Rosa modificava gli orari a seconda delle fasce di maggior richiesta, modificava i turni delle volontarie, scopriva che, al contrario di ogni previsione le donne erano piu' disponibili a chiamare e venire di giorno dal lunedi' al venerdi'.
In un'unica stanzetta si svolgevano le riunioni, i colloqui, le telefonate, insomma la vita intera dell'associazione.
Oggi dopo dieci anni posso dirvi che per me e' stato un grande, enorme privilegio allora pensavo fosse una fatica.
Ebbene si, lo ammetto oggi pubblicamente, Linea Rosa mi manca.
Mi manca perche' oggi e' cresciuta ed ha conquistato la sua autonomia, fatta di tante stanze, di spazi per tutti e come ogni mamma che si rispetti ne sono fiera ma mi manca la sua presenza.
Si perche' per 9 lunghi anni, fino a quando non e' stato possibile avere un vero centro di prima accoglienza, l'associazione con tutte le sue molteplici attivita' era composta da quella stanzetta prima da una un po' piu' grande poi ma sempre e comunque vicino a me tutto il giorno, tutti i giorni.
Io nell'ufficio attiguo svolgevo il mio lavoro ma, contemporaneamente vivevo il clima, gli umori i cambiamenti, le gioie e i progetti in tempo reale.
Un privilegio unico che mi permetteva un contatto continuo con tutte le socie, con le donne che si rivolgevano al centro. E se qualche volta mi sono sentita sommersa, sopraffatta dalle cose da fare, distratta dal fermento che sempre animava quella stanzetta oggi so che sono stata incredibilmente fortunata.
Io non mi sono mai sentita sola, isolata, come puo' capitare a chi vive la vita di un'associazione solo a piccoli sprazzi, quelli composti dal tempo libero dal lavoro e dalla famiglia.
Linea Rosa era per me la quotidianita', la mia vita e quella dell'associazione andavano avanti di pari passo, e se e' stato faticoso mi sento ripagata da tutto quello che ho preso che supera di gran lunga quello che ho dato.
Adesso e' ancora meglio, un'evoluzione positiva e io sono per la proiezione verso il futuro, e' meglio per tutti ma non posso fare a meno di essere grata per aver avuto l'opportunita' di avere Linea Rosa e tutto quello che significa in termini umani per cosi' tanto tempo cosi' vicino.
Qualche volta, ma solo raramente mi spiace non poter vivere giorno dopo giorno i piccoli cambiamenti, i percorsi che portano ad ogni scelta e le scelte che portano ad altri cambiamenti. Poi ci penso e capisco che e' giusto cosi'.


1993 - La nascita di nuove iniziative e l'apertura ad altre realtà

< Torna indietro  
SOSTIENICI
ONLINE