1991 - L'idea
Non e' sempre facile dire come nasce un'idea e soprattutto perche'
nasce un'idea.
Frugando fra i ricordi direi che quest'idea e' nata da un gruppo
di donne che volevano innanzi tutto approfondire il tema della
violenza sulle donne, senza una reale consapevolezza ne' dell'esistenza
del fenomeno ne tantomeno dell'entita' dello stesso.
Parlare di violenza alle donne nel 1991 non era cosi' facile,
ma soprattutto non era facile a Ravenna.
Si, forse qualcuna di noi, piu' di altre era entrata in contatto
indirettamente con il fenomeno della violenza, ma, fondamentalmente
si pensava a una violenza agita da estranei, una violenza di
carattere sessuale, una violenza da "strada".
Ecco quindi che, sulla base di questo principio, risultava difficile
collegare questa immagine di violenza metropolitana a una piccola
cittadina di provincia.
Sulla base di un progetto promosso dalla Pubblica Assistenza
di Ravenna che prevedeva la creazione di un "telefono contro
la violenza" al quale denuciare le violenze subite e dal
quale ottenere un "ascolto" , si raccolsero con il
passaparola le prime adesioni a un corso di formazione per volontarie
che avrebbero in seguito risposto al telefono e "ascoltato"
le donne che desideravano raccontare la propria storia.
Ricordo quel corso, e ancora oggi lo trovo, seppur con qualche
carenza, uno dei corsi meglio organizzati ai quali ho partecipato.
In considerazione poi, della totale mancanza di esperienza in
merito, devo dire che la qualita' dei relatori e il numero degli
incontri era senz'altro sufficiente a formare un gruppo di donne
per l'ascolto di altre donne.
Gli argomenti erano dei piu' svariati.
Al termine del corso, ci aspettava una piccola stanza, con due
scrivanie, un armadio e il temuto "telefono" . La
stanza era all'interno della struttura della Pubblica Assistenza
e la cosa, mi dava, personalmente una certa sicurezza.
Questo la dice lunga sul tipo di servizio che credevo di andare
a svolgere.
Stupri, violenze fisiche, aggressioni sessuali, questo era il
panorama di intervento nel quale molte di noi pensavano di andare
ad inserirsi, ecco perche' il fatto di essere vicine ad una
struttura di pronto soccorso ci sembrava in quel momento l'ideale.
Su due cose principali ci sbagliavamo : il tipo di utenza che
si sarebbe rivolta al nostro centro e la preparazione che si
rivelo' da subito insufficente per il tipo di problematiche
che si sarebbero presentate.
Un altro punto cruciale sul quale dovemmo confrontarci da subito
inoltre fu che cosa volevamo diventare ? Che tipo di gruppo,
ente, organismo associazione o altro volevamo essere ?
Si, perche' in quel momento eravamo solo delle donne che condividevano
dei pricipi, sognavano di fare qualcosa per le altre donne,
volevano intervenire per aiutare le donne vittime di violenza
ma non avevamo un'entita' giuridica.
Capimmo che dovevamo fare una scelta anche se quello non era
il momento migliore. Stavamo scoprendo ogni giorno cose nuove,
cercando di imparare e modificare le nostre metodologie, il
confronto era continuo e serrato, i problemi pratici si accavallavano
ai quelli teorici e in questo clima dovevamo prendere delle
decisioni.
La spinta definitiva verso una direzione venne dalla richiesta
della Pubblica assistenza che aveva finanziato il corso, pagava
il telefono e ci offriva una sede, di ottenere in cambio le
schede delle donne che si rivolgevano a noi e una statistica
sul servizio svolto.
Dovevamo quindi decidere : o diventare uno dei tanti servizi
offerti dalla Pubblica assistenza oppure diventare noi stesse
un'associazione autonoma, indipendente ,con i rischi organizzativi
ed economici che comportava questa scelta ma con la consapevolezza
di poter in questo modo operare secondo i criteri che ritenevamo
piu' giusti.
Questa scelta non fu molto sofferta ma comunque produsse da
subito una prima spaccatura, fratture alle quali in seguito
ci saremmo abituate, che abbiamo oggi imparato a considerare
il prezzo minimo da pagare per portare avanti un concetto, un'idea
che puo' non essere universalmente condivisa, ma che in quel
momento fu una prova da superare.
Come avrete capito si decise per l'autonomia e al grido di fondiamo
un'associazione si decise nell'ordine di preparare uno statuto,
organizzare una serata teatrale per raccogliere fondi e una
tavola rotonda per presentare la neonata associazione.
Davanti al notaio si presentarono quelle socie che appoggiavano
la scelta di una associazione autonoma, io c'ero e c'erano molte
altre che ancora oggi lottano per la stessa idea.
Quindi ricapitolando diciamo che eravamo un gruppo, si a quel
punto eravamo scritte nero su bianco, dovevamo trovarci una
sede, dei mobili, trovare i soldi per pagare una linea telefonica
e traslocare piu' presto.
Si sa le scelte di autonomia costano care !
Come prevedibile ma non previsto lo spettacolo frutto' lo ricordo
ora come allora seicentomilalire e dire che il cast dello spettacolo
era di tutto rispetto e lavoro' completamente gratis, Paolo
Rossi e Susy Blady non chiesero nemmeno il rimborso delle spese.
Con quel capitale in cassa e nessun aiuto in vista ci rimaneva
una sola strada, l'autofinanziamento e una stanza gratis che
sostituisse quella che dovevamo lasciare.
Io che ne avevo la possibilita' offrii letteralmente lo sgabuzzino
o magazzino, ingrombro di ogni genere di cose, che era disponibile
nell'ufficio nel quale lavoravo.
L'abbiamo vuotato, imbiancato, ci hanno regalato una vecchia
scrivania, tre sedie e un telefono ed ecco, con una piccola
colletta per l'acquisto di cancelleria, una nuova sede della
neonata associazione.
Nel frattempo cominciavano ad arrivare le telefonate ma soprattutto
i colloqui personali che si rivelarono da subito il logico passaggio
successivo all'approccio telefonico.
Linea Rosa modificava gli orari a seconda delle fasce di maggior
richiesta, modificava i turni delle volontarie, scopriva che,
al contrario di ogni previsione le donne erano piu' disponibili
a chiamare e venire di giorno dal lunedi' al venerdi'.
In un'unica stanzetta si svolgevano le riunioni, i colloqui,
le telefonate, insomma la vita intera dell'associazione.
Oggi dopo dieci anni posso dirvi che per me e' stato un grande,
enorme privilegio allora pensavo fosse una fatica.
Ebbene si, lo ammetto oggi pubblicamente, Linea Rosa mi manca.
Mi manca perche' oggi e' cresciuta ed ha conquistato la sua
autonomia, fatta di tante stanze, di spazi per tutti e come
ogni mamma che si rispetti ne sono fiera ma mi manca la sua
presenza.
Si perche' per 9 lunghi anni, fino a quando non e' stato possibile
avere un vero centro di prima accoglienza, l'associazione con
tutte le sue molteplici attivita' era composta da quella stanzetta
prima da una un po' piu' grande poi ma sempre e comunque vicino
a me tutto il giorno, tutti i giorni.
Io nell'ufficio attiguo svolgevo il mio lavoro ma, contemporaneamente
vivevo il clima, gli umori i cambiamenti, le gioie e i progetti
in tempo reale.
Un privilegio unico che mi permetteva un contatto continuo con
tutte le socie, con le donne che si rivolgevano al centro. E
se qualche volta mi sono sentita sommersa, sopraffatta dalle
cose da fare, distratta dal fermento che sempre animava quella
stanzetta oggi so che sono stata incredibilmente fortunata.
Io non mi sono mai sentita sola, isolata, come puo' capitare
a chi vive la vita di un'associazione solo a piccoli sprazzi,
quelli composti dal tempo libero dal lavoro e dalla famiglia.
Linea Rosa era per me la quotidianita', la mia vita e quella
dell'associazione andavano avanti di pari passo, e se e' stato
faticoso mi sento ripagata da tutto quello che ho preso che
supera di gran lunga quello che ho dato.
Adesso e' ancora meglio, un'evoluzione positiva e io sono per
la proiezione verso il futuro, e' meglio per tutti ma non posso
fare a meno di essere grata per aver avuto l'opportunita' di
avere Linea Rosa e tutto quello che significa in termini umani
per cosi' tanto tempo cosi' vicino.
Qualche volta, ma solo raramente mi spiace non poter vivere
giorno dopo giorno i piccoli cambiamenti, i percorsi che portano
ad ogni scelta e le scelte che portano ad altri cambiamenti.
Poi ci penso e capisco che e' giusto cosi'.
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