Safa chiuse quello che restava della finestra. L'aria gelata
le aveva asciugato la fronte e gli occhi. Li teneva sbarrati
e scrutava nella notte densa e scura. Di notte non riusciva
quasi piu' a dormire. Allora si alzava dal pavimento, apriva
la finestra, toglieva il fermo di legno che aveva fabbricato
Ivan e guardava un punto lontano sforzandosi di scorgere il
pericolo.
Altre volte chiudeva gli occhi asciutti e sentiva tanti piccoli
spilli che si conficcavano e le torturavano le pupille.
Riposava.
Aveva tanto bisogno di riposare.
Riposando aveva imparato ad annusare il pericolo. E' possibile,
si era detta. Il pericolo puzza quanto la paura, un odore
piu' acre del sudore rancido e dei cadaveri, dell'urina che
secca al sole. Con gli occhi chiusi e una spalla appoggiata
al muro, inalava il fetore della sua citta' in putrefazione.
Come un cane alternava piccole inalazioni frequenti ad altre
piu' prolungate e profonde.
Pausa e poi ancora.
L'aria si incanalava lungo le narici e scendeva fredda e veloce
verso i polmoni. Poteva distinguere e selezionare tutti gli
odori.
Si sdraio' sul pavimento e cerco' il corpo del suo bambino.
Gli occhi cominciarono a lacrimare e Safa li strinse piu'
forte per evitare i singhiozzi che sarebbero venuti. Incurvo'
il corpo come una culla per accogliere suo figlio e con un
braccio lo circondo' completamente. Mistral si piego' su se
stesso e si mosse per poter aderire completamente a lei. Tremava
un poco e Safa spero' che fosse per il freddo.
Non poteva sopportare che i suoi incubi, quelli che la costringevano
a sniffare ogni notte, potessero torturare anche Mistral.
Li aveva pregati.
(Non di fronte a mio figlio
.vi prego
vi prego)
Aveva pregato piano, aveva urlato. Anche adesso pregava e
chiedeva. Muoveva solo le labbra per non svegliare Mistral.
(Vi prego lasciateci in pace, vi prego non fateci piu' del
male
vi prego)
Sapeva che era un'illusione.
La guerra e' guerra.
I nemici sono nemici.
Chiedeva solo che gli incubi di Mistral fossero ora e sempre
quelli degli altri bambini gli orchi e le streghe delle favole.
Un'altra illusione.
Se n'era resa conto una notte quando era di guardia alla finestra
e annusava il pericolo. Piangeva allora, molto spesso. Mistral
le si era avvicinato e l'aveva consolata. Un discorso breve
, senza lacrime ne capricci, un discorso da uomo o peggio
ancora da vecchio. Allora aveva capito per la prima volta
che tutto il suo impegno che tutta la sua forza non avrebbero
mai potuto proteggere Mistral, perche' il suo bambino era
gia' perduto, inglobato, assimilato, succhiato da quella guerra.
Un gemito di Mistral e un piccolo movimento.
Poteva solo proteggere il suo corpo, glielo doveva.
Safa scosto' piano i capelli di Mistral e cerco' nel volto
del suo bambino i solchi della guerra. Una piccola ruga sulla
fronte piu' profonda delle altre e la bocca incurvata e rigida.
Safa si alzo' piano e appoggio' l'orecchio alla porta chiusa
dall'esterno.
Apri' ancora una volta la finestra e la tentazione di volare
fu cosi' intensa che si trovo' a stringere il bordo scheggiato
del legno.
Annuso'.
L'odore della pioggia era cosi' intenso che copriva tutti
gli odori.
Sarebbero venuti.
Lo sapeva.
Venivano ogni notte a ritirare il premio per la loro vittoria.
Un'ondata di ricordi la fece barcollare mentre appoggiava
una pentola alla finestra per raccogliere un po' d'acqua.
Lavarsi dopo la faceva stare meglio.
Senti' la chiave che girava nella serratura e fu peggio di
quando le bombe colpivano la casa.
Giro' lo sguardo e vide gli occhi sbarrati di Mistral.
Era appoggiato al muro, la coperta fino al mento e guardava
ipnotizzato la maniglia che si muoveva.
In un attimo decise.
Prese Mistral e scavalco' la finestra, rimase un attimo in
attesa.
Mentre volavano verso la liberta' fece in tempo a vedere il
volto di suo figlio che sorrideva.
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